sabato 13 dicembre 2008

... E alla fine il piccolo chiwawa di pezza posó la tazzina di caffé, pagó il conto e mi chiese un´altra sigaretta. Ce la smezzammo, perché era l´ultima che avevo: una Eve bianca, scroccata alla puttana all´angolo in cambio di un istante di rispetto. Era sera e aveva piovuto: l´acqua nello stagno artificiale si era alzata di un metro nell´ultimo metro, e di ben cinque in larghezza. Gli chiesi dove fossero i cigni. Mi disse di guardare meglio nell´acqua. Il riflesso era increspato dalla brezza umida e gelida, la stessa brezza puttana e gelida ad increspare le mie ossa. L´immagine era sfocata dalla luna cariata e candida, quando mi specchiai. E fu allora che capii.
Non c´erano piú papere da cacciare in quello stagno. Né loro né escrementi acidi e ciuffi di penne calve, no. Le papere da inseguire col cane
e a cui lanciare gli ultimi rami marci... eravamo noi.
Mi girai a guardare Fluffy- il piccolo chiwawa di pezza- ma lei non c´era piú. E -ma di questo me ne accorsi piú tardi, sul ferro di un tavolo di freddo- neanch´io.

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